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Tartaruga bastarda

Lepidochelys kempii (Garman, 1880)

Nome nelle diverse lingue:
Inglese: Kemp¿s Ridley turtle,
Francese: Tortue de kemp,
Spagnolo: Tortuga lora

Quadro sistematico:
Classe:Rettili
Sottoclasse: Anapsidi
Ordine: Cheloni
Sottordine: Criptodiri
Famiglia: Cheloniidi

Dimensioni:
La chiamano ¿bastarda¿ perché si credeva che fosse un incrocio tra la Tartaruga verde e la Tartaruga comune. In realtà è una specie originale di piccole dimensioni simili a quelle della Tartaruga olivacea: 60-75 cm di lunghezza, circa 40 Kg di peso.

Principali caratteristiche anatomiche:
Il suo carapace conta 5 squame vertebrali. Quella nucale è a contatto con la prima squama costale, 5 paia costali e 12 paia marginali. Negli adulti risulta estremamente appiattito e largo. I piccoli sono di color grigio scuro, spesso con tracce di bianco sulle creste del piastrone. Crescendo, poi, perdono gradualmente il pigmento nerastro e il carapace diviene dapprima grigio nei giovani immaturi, quindi verde oliva negli adulti, per poi ridiventare infine grigio scuro negli esemplari molto vecchi. Anche il piastrone si schiarisce durante la crescita: da bianco assume man mano un colore giallastro. Giallo appare anche ai lati della testa, nelle ¿guance¿, nel collo e in tutta la zona delle spalle.
Le natatoie anteriori risultano generalmente piccole e in ognuna è visibile solo un singolo artiglio, sebbene nei nascituri se ne manifesti anche un altro.

Alimentazione:
Decisamente carnivora. Questa specie si ciba infatti essenzialmente di crostacei, molluschi e pesci.

Deposizione:
Depone solo in una località remota del Messico. Sarà questa la ragione per cui le sue abitudini riproduttive sono poco conosciute ma comunque tali da ritenerle peculiari di questa specie. Caso unico tra le tartarughe marine, ad esempio, sembrerebbe il fatto che preferisca espellere le uova nelle ore diurne piuttosto che durante la notte. Il che dipenderà probabilmente dalla dimensione delle orbite oculari: più piccole se comparate a quelle delle sue ¿sorelle¿.
Osservare 40mila esemplari di questa specie che depongono insieme in maniera sincronizzata non deve essere semplice. Eppure nel 1940, l¿¿arribada¿ (come localmente definiscono la deposizione collettiva, caratteristica anche della Tartaruga olivacea) è stata perfino filmata. E, ora, grazie anche a quel documento sappiamo che avviene, ad intervalli regolari, per un totale di circa tre volte in ogni stagione riproduttiva: da aprile a giugno.
Da quella storica (anche per il documentario naturalistico) data le cose sono andate però gradualmente peggiorando. Successivamente, infatti, le ¿arribadas¿ hanno interessato un numero via via sempre più piccolo di tartarughe. Già nel 1960 diventano poco meno di 5mila. Le cause di questa riduzione non sono ancora note, ma c¿è da ipotizzare fattori concomitanti quali: intensiva ruberia delle uova da parte delle popolazioni locali, predazione naturale (volpi, coyote, etc.), usi commerciali nonché frequenti annegamenti accidentali di esemplari rimasti imprigionati nelle reti dei motopescherecci. Tant¿è che, nel 1973, nella più grande ¿arribada¿ si registrano solo mille esemplari. Un dato senz¿altro preoccupante, anche se poi, nel 1995, se ne contano un po¿ di più: 1429.
L¿istinto che regola questi animali affinché possano stabilire e mantenere tali aggregazioni non è noto. E¿ possibile però dedurre che la secrezione di alcune ghiandole, dette di Rathke, si aprano tra le squame inframarginali del piastrone agendo come sostanze attrattive tra le femmine che devono deporre.
Fenomeno che accade in genere da aprile a luglio. Di ogni anno, senza pause, per il 58 per cento di loro. In media i nidi contano 102 uova, del diametro di circa 34-45 mm, che rimarranno in incubazione nella sabbia, in base alla temperatura esterna, da 45 a 58 giorni. I piccoli alla nascita misurano in media 44 mm e pesano circa 17 g.
Le femmine di questa specie sembrano raggiungere la maturità sessuale a circa 10-12 anni. Ma ne bastano anche solo cinque se stanno in cattività.

Distribuzione e Habitat:
E¿ da considerarsi, ormai, una specie rara. Considerando che la deposizione di questa specie è relegata esclusivamente al Golfo del Messico non rassicura, dal punto di vista ecologico, sapere di esemplari giovani che vivono, nelle fasce tropicali e temperate, lungo le coste europee e africane dell¿Oceano Atlantico.